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Bossetti mostro innocente?


Luca Maurelli

“Cercheremo di convincervi che i dati presenti nel fascicolo non consentono di condannare Massimo Bossetti e voi dovrete essere sicuri oltre ogni ragionevole dubbio che quest’uomo è colpevole. Se i dubbi permarranno voi dovrete assolverlo”. La difesa di Massimo Bossetti ci prova, ma il verdetto è già scritto, s’è capito da quell’atteggiamento del presidente di giuria che ha bloccato la ricostruzione della difesa fatta di video e slide per dimostrare che il vero mostro non è Massimo Bossetti ma qualcuno che a quest’ora si gode lo spettacolo in tv o magari in aula.

“Non ne abbiamo bisogno, non ci lasciamo suggestionare – ha detto il presidente della Corte d’Assise d’appello di Brescia, Enrico Fischetti -, avete già fatto 258 pagine di motivi di appello più 110 di motivi aggiunti dove avete già scritto tutto e criticato in maniera estesa”. Solo slide, dunque, ma solo se necessarie, questa la decisione per la seconda udienza del processo sulla morte di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni, scomparsa da Brembate di Sopra (Bergamo) il 26 novembre del 2010 e trovata morta in un campo di Chignolo d’Isola tre mesi dopo.

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Per la difesa di Massimo Bossetti, però, quella prevedibile conferma della condanna all’ergastolo, che si respira nell’aula del tribunale di Brescia, potrebbe crollare alla luce di 261 criticità individuate dai legali del muratore sulla prova del Dna, la cosiddetta prova “regina”.  del Dna, secondo gli avvocati di Bossetti è soltanto un dato presentato come “roboante ma sbagliato” e “non si può condannare un uomo” sulla base di “71” risultati attribuibili a Bossetti “su 101. E gli altri 30?”.

Per la difesa poi “le sfere metalliche e le fibre” trovate sul corpo della 13enne “non sono indizi” a carico di Bossetti e il furgone ripreso nelle immagini agli atti “non è il suo”. Poi c’è la nuova prova, quella della fotosatellitare scattata nel campo di Chignolo d’Isola (Bergamo) che dimsotrerebbe che la ragazzina non restò 3 mesi là, una tesi “coerente con l’ipotesi che la traccia di Dna è stata deposta successivamente sul corpo”. “Facciamole, allora, queste perizie e andiamo a vedere se quel Dna è davvero il suo o se, come crediamo noi, non è il suo” ha detto Salvagni, legale di Massimo Bossetti. Il mostro potrebbe essere innocente, a sentire la difesa. Non per i legali di parte civile, secondo cui il muratore è un sadico che si è accanito su un povero fagottino: : “Il comportamento di natura sadica altro non è che riconducibile ad una devianza di natura sessuale”. L’ergastolo, a Bossetti, non glielo toglierà nessuno: troppo normale per essere innocente, il mostro ha bisogno di un volto comune per tranquillizzarci tutti.

(6 luglio 2017)