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    Paco De Divano

    Se sentite dei rumori provenienti dall’interno di un loculo del cimitero di Monteu Roero, in provincia di Cuneo, non vi spaventate: è Nunzio Filogamo che si sta sganasciando nella tomba dopo aver assistito alla prima conferenza stampa del conduttore del prossimo festival di Sanremo, Carlo Conti. Lui, Nunzio, che era stato il primo, l’indimenticabile, si confrontava solo con la musica e non con lo zigomo pallonato di Gabriel il Figone o il culo della velina di turno. A Conti, invece, gli tocca questo e Garko, poverino. Col rischio che il memorabile trombatore dei film di Tinto Brass possa fare ombra proprio all’uomo più abbronzato d’Italia, roba di classe.

    CONTI-FILOGAMO

    Carlo Conti e Nunzio Filogamo

    E’ chiaro che nell’Italia renziana dei simpatici toscanacci che stanno ovunque, pure a Palazzo Chigi, l’ascesa di Carlo Conti è lo specchio, anzi la lampada, dei tempi.  Cresciuto alla scuola di Pieraccioni, Ceccherini e Panariello, Conti è il classico pesce plancton cresciuto sulle bruciole dei successi di persone talentuose, mantenendo la posizione, con pazienza, fino a ingrassare lentamente il suo curriculum costruito su format collaudati e un profilo fatto di buonismo e banalità. Mai una parola fuori posto, mai un azzardo, una provocazione, un doppio senso azzardato, un tentativo davvero convinto di strappare una risata.

    Conti è l’italiano medio che sta bene a tutti perché non dà fastidio a nessuno, non tenta neanche di far ridere, va per il ghigno, punta alla smorfia, non sollecita il neurino, e questo rassicura tutti, perché non tutti sono in grado di comprendere l’umorismo altrui. Perfetto per la nostra televisione costruita sul già visto, già sentito, già riproposto e metabolizzato, Carlo Conti a Sanremo porta il copione già scritto nelle virgole, la compagnia di due belli e una brava, Virginia Raffaele, la prevedibilità al potere, la rassicurazione che nulla accadrà in quelle serate, che niente puoi aspettarti perché c’è lui, l’anonimo, il normalizzatore, la noia che diventa audience, il sorriso che non sarà mai risata. Ma gli ascolti, anche quest’anno, voleranno. Con buona pace di chi, come noi, avrebbe preferito un semaforo al posto di un Conti.

    (8 febbraio 2016)