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  • Casaleggio, il nuovo Comunardo Niccolai


    In fondo è grazie a quegli autogol
    che la gente si ricorda ancora di me” (Comunardo Niccolai)

     Luciano Martellino

    Era un ottimo calciatore, Comunardo Niccolai. Stopper, magro ma veloce, istintivo, forse troppo, dal ’64 al ’76 giocò a Cagliari, vinse lo scudetto e indossò anche la maglia azzurra in Messico. Ma tutti lo ricordano solo per le clamorose autoreti. E a voi, chi vi ricorda?
    Oggi, in politica, Gianroberto Casaleggio è un ottimo giocatore che quando sbagli,a e gli accade spesso, la combina davvero grossa. Ecco perché il riccioluto cappelinato può essere considerato a tutti gli effetti il nuovo Comunardo Niccolai, uno che anche quando la tocca piano, la mette lì, all’incrocio dei pali, della propria porta, ovviamente. Uno come Casaleggio, guru dei grillini e ispiratore del vaffanguru di Grillo, ha il merito di aver dato peso, sostanza e diffusione in rete a un progetto politico, quello dei Cinquestelle, che aleggiava come una nebulosa intorno ai comizi di piazza e agli spettacoli del comico ligure, che Gianroberto ha reso leader di un movimento reale, fatto di persone, clic e piattaforme informatiche. Ma nulla, per nulla, virtuale.

    Casaleggio e l’incoscienza della politica

    Il problema è che la politica è una scienza difficile, necessita studio, conoscenza, pratica sul campo, visione di gioco, strategia, palle, schiena dritta, cervello fine, polso proprio e polso del Paese. Tutto ciò che il guru, da dietro a un computer, non potrà mai apprendere da una app per I-phone, pur sofisticata. Ecco perché l’ultimo autogol, quel no al “canguro” del Pd, – che agli occhi degli elettori, favorevoli o contrari, appare come un no alla Cirinnà – è stato solo l’ultimo autogol del Movimento. E sotto quella cazzata c’è la firma di Gianroberto, che di strategia politica ne sa quanto un Bombolo che prova a portarsi a letto Belen facendo le scorreggione sotto al tavolino del ristorante.

     

    niccolai piccola

    Comunardo Niccolai, nel riquadro Gianroberto Casaleggio

     

    Perché è vero che il Pd era spaccato, che non votare il canguro lo ha bloccato, che quell’espediente tecnico scandaloso era stato usato in passato contro gli stessi grillini, che dicendo sì avrebbero fornito unaa stampella all’odiato governo. Ma è pur vero che quel no al maxi-emendamnento che poteva dare via libera alla Cirinnà, agli occhi dei suoi elettori è apparso un clamoroso tradimento del programma elettorale mentre a quelli di un potenziale elettorato l’ennesima dimostrazione di un partito che quando il gioco si fa duro i duri se la fanno sotto. Somma algebrica del consenso? Meno più meno.

    Tutti gli autogol del guru di Beppe Grillo

    Come già accaduto per le proteste sui tetti, le epurazioni frettolose, la fuga e il precipitoso rientro in tv, i ripetuti no anche su misure di interesse per il Paese, le scelte suicide sul Quirinale, l’errore di lottoizzazione di Freccero in quota M5S in Rai, le candidature “ad escludendum” di Milano e Roma (vedi Di Battista tenuto fuori per riportarlo nei ranghi del socialismo reale dei grillini), anche stavolta Casaleggio ha dato la linea. Sbagliata. E il gol lo ha fatto segnare a Renzi, che non vedeva l’ora di trovare un Malausséne a cui affibbiare il ruolo di capro espiatorio per l’affossamento di una legge che non piace neanche a lui e che, soprattutto, gli sarebbe costata qualche altra manciata di poltroncine ai dissidenti di Pd e Ncd. Così, invece, sarà tutta colpa del Comunardo Niccolai a Cinquestelle e dei suoi poveri senatori, costretti a bordo campo sotto una salve di fischi.

    (18 febbraio 2016)