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  • “Scarpe diem”: Della Valle, il boom e la crisi


     

     

     “Non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita” (Jules Renard)

    Luciano Martellino

    Se fossimo a Napoli diremmo che Diego Della Valle “chiagne e fottte” (si lamenta ma si fa i fatti suoi molto bene) ma siamo a Firenze e certe metafore popolari non si adattano bene al Duca del Giglio, geniale inventore dello scarpino chiodato da passeggio e del maglioncino annodato sulla giacca. Con le prime ci ha fatto i soldi, con i secondi solo figure di cashmire sugli yacht più sfigati del mondo. Ma le sue sfortune stilistiche Della Valle le deve tutte al nodone di foulard attovagliato sotto la giacca al posto della cravatta, lì dove non avevano osato neanche i Dolci e i Gabbana.

    Della Valle e la politica

    della valle

    Diego Della Valle

    Il  grande imprenditore del marchio Tod’s, però, il suo lavoro lo sa fare, è un furbo di tre cotte e come tutti gli imprenditori che hanno fatto tanti soldi grazie alle proprie capacità e a un Paese che li ha saputi coccolare a dovere, a un certo punto ha sentito l’esigenza di darsi da fare per gli altri, per salvare gli italiani, per lasciare ai posteri una traccia del proprio passaggio su questa terra, che non sia solo quello certificato dal Sole 24Ore o dagli amici del Corriere della Sera, sempre tesi, direbbe Verdone.

    Don Diegone nodone sta per cogliere l’attimo per lanciarsi finalmente in politica cogliendo quello che nel suo caso può definirsi lo “scarpe diem”, ma come tutti gli imprenditori che dopo aver salvato il proprio conto corrente vogliono salvare anche quelli degli italiani, non lo vuole dire apertamente. Troppo recente l’esperienza della giovane nonnina dell’imprenditoria italiana, Luca Cordero di Montezero, che con la sua Fondazione ha fatto il passettino più corto dell’unghia della sua gamba e alle urne non s’è visto manco col cannocchiale.

    La Fondazione

    Anche Della Valle, come l’amico di foulard, si presenta a capo di una fondazione, “Noi italiani”, che al momento non è un partito. “Partiamo con un movimento solidale – spiega mister Tod’s a Otto e mezzo – già sperimentato a livello aziendale. Se saremo bravi a mettere insieme tante persone che condividono questo progetto, a giugno potremmo diventare un movimento d’opinione”. Movimento d’opinione? Alla sola parola vengono in mente i Mario Monti, i Gianfranco Fini, ma anche i Beppe Grillo, al quale Della Valle non è mai dispiaciuto, anzi. Diegone il Nodone non nasconde di voler emulare i Cinquestelle cavalcando il malessere della gente. Della gente, però, perché non si capisce bene lui cos’abbia da lamentarsi per l’ultimo anno trascorso sotto la governance del suo ex amico Matteo Renzi, visto che la sua azienda si difende in Borsa, vola nel fatturato, cresce nei ricavi, nell’export, nelle assunzioni e nelle ramificazioni in altri lidi.
    Proprio qualche giorno fa il Credit Suisse ha alzato da 73 euro a 80 euro il target price su Tod’s, in seguito al miglioramento delle stime sulla redditività per il triennio 2015/2017. La banca d’affari aveva anche migliorato il giudizio sulla società, portandolo da “Underperform” (farà peggio del mercato) a “Neutrale”. Nei nei primi nove mesi del 2015, i ricavi in Italia di Tod’s sono stati pari a 254,1 milioni di Euro, con una crescita dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2014.
    Non proprio il massimo della negatività per cavalcare una crociata politica sulla debolezza economica dell’Italia e sull’incapacità del governo di gestire la crisi. Non proprio il massimo per lanciare un movimento d’opinione sulla situazione difficile in cui versa l’Italia, a meno che la domanda su come vanno le cose non abbia deciso di farla a tutti tranne che a se stesso.

    (20 novembre 2015)