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Il vuoto di Virginia: l’addetto stampa

 La Raggi colleziona gaffe ed errori di comunicazione, perché?

GRILLISMI


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pokemon 2

Un Pokemon contro Renzi: chi è in pista?

Un personaggio affascinante, da cartoon, lavora nell’ombra…

GRANDI MANOVRE


Renzi, Almirante e quell’Italia che va


A Roncobilaccio ci venne incontro un vecchio,  lo sguardo profondo e un fazzoletto al collo,
 ci disse ragazzi in campana qui non vi lasceranno andare, hanno chiamato la polizia a cavallo
ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi…” (Antonello Venditti, Bomba o non bomba)

Caterina Ronchieri

Noi tutti, che abbiamo radici dell’Appennino Tosco-Emiliano sappiamo cosa abbia significato, per l’intero corso della nostra esistenza, la tratta autostradale Bologna-Firenze.Tutto cambia, nella vita, si sa. I compagni di scuola e di giochi, le stagioni, il caldo e il freddo. Gli amori, anche se magari non avresti voluto. Ma ci sono cose che nella vita sono sempre rimaste identiche a se stesse. La pineta. La casa di nonna. La strada per il mare, con in mezzo l’inevitabile tratta appenninica della Bologna-Firenze, 80 chilometri di puro brivido autostradale. E i suoi segni distintivi.  Il Cantagallo, per esempio, vecchio amico, il grosso autogrill di Bologna. Vedi le solite cose. Il Cantagallo  ti fa capire che sei arrivato a Bologna molto più dei cartelli stradali. Così come la “chiesa brutta” (in realtà un’autentica opera d’arte incompresa del grande architetto Giovanni Michelucci) che si vede da sempre sull’autostrada  ti spiega che sei a Firenze. Vedi il Cantagallo, e subito, in modo automatico, si presenta nella tua mente il ritornello della canzone a lui dedicata. “Marzabotto è ancor troppo vicina, faccia presto ad alzare le suole, nelle fogne può dir ciò che vuole, ma a Bologna non deve parlar”. Era una canzone partigiana che raccontava di quando Giorgio Almirante si presentò, una domenica d’estate, nel noto autogrill bolognese. E tutti si rifiutarono di mettergli benzina e dare da mangiare a lui e ai suoi uomini. E Giorgio Almirante fu cacciato dal “rosso Cantagallo”. La storia mi fu confermata, moltissimi anni dopo, dal suo autista dell’epoca  protagonista, con lui, di quella giornata estiva in cui rimasero senza benzina e senza cibo. L’autista di Almirante era ancora, molti anni dopo, a seguito di Donna Assunta.
(Ecco la canzone.
https://www.youtube.com/watch?v=MNKBJXBU274)

autogrill cantagallo

L’autogrill Cantagallo

La rabbia dei Bolognesi contro tutto quello che rappresentava il fascismo, deriva dalla cosi detta strage di Marzabotto, compiuta in quei luoghi dalle forze naziste tra il settembre e l’ottobre del 1944. Si tratta di un piccolo comune alle porte di Bologna. Da Sant’Anna di Stazzema in poi, i nazisti trucidarono 770  civili, tra cui molti bambini. La strage di Marzabotto è uno dei più gravi episodi contro la popolazione civile commesso dai nazisti durante la guerra. E tra quelle montagne,  teatro involontario e incolpevole di inaudita violenza, coi i neo fascisti ci scherzavano poco.
Tra questi pensieri ti ritrovi a partire per le vacanze. La solita strada, il solito “passata la Bologna-Firenze sono arrivato, poi è una volata”. Solo che tu non stai più giocando libera – altri tempi sul sedile posteriore, ma stai guidando sperando che la prole, legata dietro sui seggiolini come una salamella, non vomiti sui tuoi capelli nel bel mezzo della A1.
Coda tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello, immagini di sentire alla radio, quando passi il Cantagallo, è un processo automatico…

vartiante

L’ingresso della Variante di Valico

Bologna, Cantagallo. Ti sembra che sia tutto normale. E poi, vedi un bivio. Un bivio?… ” Tratta Appenninico (a sinistra) con sotto una splendido cartello che recita chiaro:  “Panoramica”. E poi l’altro, che non hai mai visto, imponente: ” Varante di Valico “Direttissima“.  Ti viene in mente un’immagine,  la conferenza stampa di Renzi che la inaugura. Segui il cartello  “Direttissima”.E così, di colpo, ti ritrovi nel terzo millennio, in un’autostrada moderna, tipo il tunnel del Monte Bianco.  Non sei costretto a curve a gomito, in pendenza,  in mezzo ai camion. Nulla  che ti faccia venire i sudori freddi. La tua vita, adesso, è un pochino più semplice. Il tratto Bologna-Firenze non è più la solita coda tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello. Diventa una passeggiata di una mezz’oretta in un’autostrada moderna. Questo sì che cambia la sostanza di un Paese, il suo grado di civilizzazione. Perduta in questo paradiso autostradale, penso di colpo che perdono a Renzi tutte le sciocchezze che ha fatto. Tutte. Le tasse che non calano, la bancarotta bancaria, il chiodo dalla De Filippi, la Boschi e la Madia ministri della Repubblica, il commissario scelto a caso alla Ue, la tracotanza, la superficialità, le modifiche costituzionali nottetempo ad Aula vuota a Montecitorio. Forse perfino le pubbliche sgarberie fatte a a Civati. Tutto in cambio di quello. Poi riconnetti, accendi il cervello, e capisci che Renzi non può  aver avuto il tempo di compiere una tale meraviglia di ingegneria. L’ha solo inaugurata. E vuoi sapere chi è stato, almeno per mandargli dei fiori, dei cioccolatini.

(28 luglio 2016)